Certo deve fare comodo ai mestieranti della TV una Università dove è difficile socializzare. Assente nelle ore del sogno. Cronaca di Milano, 28 gennaio, quotidiano la Repubblica. Per la forza delle nostre idee, o per un caso di interesse giornalistico ai nostri temi più sentiti, si legge: “Le biblioteche chiudono prima di cena, non si può rimanere oltre la fine delle lezioni, gli studenti chiedono l’apertura serale fino alle 23, studiano in un posto che non contempla lo stare insieme discutendo”. Attenzione questo è un problema serio, lasciamo principalmente alla TV il compito di accogliere i dibattiti, così sceglie i toni e crea i suoi protagonisti. A Bruno Vespa, del 19 gennaio, rispondiamo in coro che è vero: gli studenti di Scienze della Comunicazione non hanno “buoni studi”, se ci potesse cedere quello di Porta a Porta… sapremmo che farne! Il passaggio di consegna poi, sarebbe la sua migliore “trasmissione”. Vogliamo in Italia gli “Starbooks”. Parafrasando la nota catena! dove il caffè è solo una porzione minima di quella esperienza. Sono luoghi di incontro. Starbucks ha rivoluzionato la socialità degli statunitensi. Ha riempito un vuoto, divenuto il terzo posto, quello altro da casa e lavoro, nelle tassonomie degli antropologi, “dove la gente vuole stare da sola ma ha bisogno di compagnia per farlo”. Il vero ingrediente speciale, infondo il televisore per anni ha risposto anche a questo, a modo suo. E la scuola, l’Università, che non “abilitano” alla comunicazione, no.
Benedetta Cosmi
Benedetta Cosmi
2 commenti:
Proprio vero cara Benedetta! Una cultura che non è libera e omni-accessibile si può definire ancora tale?
incredibile leggo ora e solo casualmente il commento, ciao franco come va ai miei eredi universitari? non vi sto sentendo molto e in molti
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