mercoledì 16 novembre 2011

Tecnologie digitali, specializzarsi alla Sapienza


Sono disponibili i bandi per l'ammissione ai Master in Tecnologie Digitali per lo Spettacolo della Sapienza Università di Roma.

I Master sono aperti a tutti i laureati in Arti e Scienze dello Spettacolo o Laurea in Lettere (v.o.) o Laurea DAMS, e tutti colori in possesso  di un titolo universitario appartenente ad una delle classi di laurea presenti sul bando e interessati a conoscere le tecnologie avanzate di editing, animazione 3D e restauro digitale, sia attraverso lo studio delle metodologie produttive nell’ambito dell’audiovisivo multimediale, sia attraverso l’applicazione delle tecnologie elettroniche digitali attraverso gli hardware e software più diffusi in ambito broadcast.

Il Master in Animazione 3D si propone di formare figure professionali nell’ambito dell’animazione tridimensionale, che operino nell'animazione tridimensionale ed effetti speciali, finalizzati alla realizzazione di “nuovi Beni Artistici e connesse Attività Culturali”, recuperando il patrimonio artistico nazionale e reinventandolo attraverso i nuovi strumenti digitali.

Il Master in Editing è orientato alla formazione di diverse professionalità coinvolte nel ciclo di post-produzione audiovisiva, con una specifica attività sui processi di edizione video con strumenti professionali quali Avid e Final Cut Pro.

Il Master in Restauro Digitale Audio/Video, in collaborazione con Cineteca Nazionale e Cinecittà Luce, intende sviluppare delle figure professionali che operino nel nuovo ambito del restauro cinematografico e video e nei complessi processi di archiviazione multimediale per il recupero artistico-culturale di opere audiovisive, sia attraverso lo studio delle metodologie produttive del restauro dell’audiovisivo, sia attraverso l’applicazione delle tecnologie elettroniche digitali con gli hardware e software più noti in ambito broadcast, il più diffuso dei quali è Revival Da Vinci.

Il Centro Teatro Ateneo promuove anche un quarto Master intitolato Tecniche d’attore: Gian Maria Volonté, che si propone di formare giovani attori capaci di confrontarsi col mercato nazionale e internazionale. Si avvale delle tecniche d’interpretazione elaborate dai più importanti maestri europei del XX secolo, Stanislavskij, Brecht, Grotowski, delle tecniche sviluppate nel cinema americano nel corso degli ultimi anni, da Michail Cechov a Lee Strasberg, e lavora sulle più recenti scoperte realizzate nell’ambito delle scienze neurologiche e comportamentali. Insegnano, fra gli altri, nel Master Renato Carpentieri, Ennio Fantastichini, Massimo Ghini, Paolo Rossi.

Per i bandi e altre informazioni vai al sito:
http://www.masterspettacolo.it


Dott.ssa Rossella Catanese
Dipartimento di Arti e Scienze dello Spettacolo
Tutor del Master in Tecnologie Digitali
per lo Spettacolo
+39 392 2559583

lunedì 7 novembre 2011

Finlandia: Foresta con panorama su internet

Un nerd romano. Una natura sterminata. Tanta libertà. Inclusa quella di staccare la spina.


    Suomi e’ una parola finlandese che in genere
    ha uno di questi due significati:

    –La Finlandia o Suomi

    –La lingua finlandese o suomi o suomen kieli

    Suomi può anche fare riferimento a:

    Suomi M-31 SMG, una mitraglietta finlandese
    Verner E. Suomi, il padre della metereologia satellitare

    –1656 Suomi, un asteroide

    (dall’edizione in lingua inglese di Wikipedia)

Ci sono gia’ stato due volte, a Suomi, perche’ fin dalla prima è stato come un vivere in un sogno (e no, non ho fatto uso di droghe…). Un senso di libertà è quello che mi è rimasto di più di tutto. Quando sei nella foresta verde, di un verde mai visto, quando sei in buona compagnia, e ci sono solo le stelle in un cielo blu scuro sopra di te, quando ad agosto la temperatura resta costante a venti gradi… Brillano ancora nei miei occhi tutti quei laghi malinconici e sterminati.

Certo, i finlandesi sono solo cinque milioni di persone, che è undici volte meno di quanti siamo noi italiani. La superficie della loro nazione e’ addirittura un po’ piu’ grande della nostra. E’ facile sentirsi liberi quando per definizione sei molto meno affollato. Ma l’amore per la libertà, o meglio per una possibilità di scelta, si riflette anche in tanti, piccoli dettagli quotidiani. Quando mangi, ad esempio, la comida è nei vassoi, nelle teglie, nelle pentole, e sei tu, con il tuo piatto vuoto, che ti alzi e scegli cosa e quanto mettere nel piatto. Niente di particolare, dirai tu. Vero, direi io, se non fosse che dove vivo ora, a Roma Caput Burundi, non è così, e non sembra proprio possibile, mai e poi mai (e lo dico a livello di modo di vivere sociale, non intendo solo nel mangiare).

Ora, per capire un po’ che tipaccio sono, immagina uno che fondamentalmente ha due passioni: la tecnologia e le arti marziali. Adesso, qui in Italia, riesco appena, appena ad assaporare un po’ di libertà solo perché sto scrivendo queste righe sul mio netbook con Ubuntu, uno dei sistemi operativi liberi più sicuri e veloci al mondo. Sì, free, come in libertà di parola (eh, no, non come in birra gratis, direbbe un finlandese, rumoreggiando e sbraitando perkele, perkele).

Suomi è una nazione che ha proclamato pubblicamente che la linea internet ad alta velocità è un diritto dell’uomo. E alle parole sono seguiti i fatti. Vedere per credere. Anche nei paesini più remoti che ho visitato, come Kylmälänkylä, quasi al confine con la Lapponia, nel nord della Finlandia, nelle case rigorosamente di legno c’era l’adsl ad alta velocità. I notebook sono diffusi come i cellulari da noi. Quello che mi ha stupito di più non è tanto il grado di evoluzione del mezzo tecnologico, che a conti fatti è lo stesso più o meno in tutto il mondo, ma piuttosto la compenetrazione e la quotidianità con cui i finlandesi usano i pc e internet. Nient’altro che uno strumento utile, ma che proprio perchè un mezzo, relegato al suo status e niente di più, portato al massimo, ma non divinizzato nè aborrito. Come usare qui da noi l’ombrello quando piove. O la metro quando devi andare in centro a Roma a vedere il Colosseo.

Nella foresta non mi è passato neanche per l’anticamera del cervello di vedere se c’era campo o segnale wifi: avevo altre cose a cui pensare, altre cose da vedere e sperimentare. Vivendo come i finlandesi, entri nella loro mentalità, e usi il pc solo quando ti serve e nei hai realmente bisogno. Forse non ho incontrato persone veramente smanettone e nerd, ma la tecnologia è diffusa in maniera capillare ma soffusa, razionale ma senza proclami o allarmismi. In poche parole, c’è, vedi cosa ci puoi fare.

Certe volte penso che il creatore di Linux è proprio un finlandese. Forse è stato ispirato dalla bellezza e dalla pace del paesaggio finnico? Forse no, chissà… Comunque in 15 giorni, l’ultima volta che ci sono stato, avrò toccato e usato un pc, due o tre volte, e neanche per fare cose mie: ho risolto un problema di connettività in una casa, rimesso un driver audio sparito da un pc, sincronizzato un Nokia con un notebook. Insomma rispetto a quando sono a Roma, al lavoro tra i cavi di rete e le infezioni dei rootkit, mi sono un po’ disintossicato e, credetemi, ne è valsa la pena.

Franco Noe'


La sera andavamo in Via Veneto, libro e progetto di vita

«Da quel momento fui l’uomo di collegamento tra il gruppo romano e quello milanese. Non sto scrivendo un’autobiografia, ma cito questo elemento per chiarire al lettore in quale privilegiata condizione io mi sia trovato, all’età di 26 anni, per partecipare ad una vicenda politica, economica, culturale e poi perfino imprenditoriale». La sera andavamo in Via Veneto di Eugenio Scalfari è uscito per la prima volta nel 1986, ripubblicato oggi è un bell’esercizio: rileggere il “Mondo” del giornalismo, quello non separato dal tessuto vitale della nazione. E i nomi delle testate d’allora e la tipologia, e il relatore fanno pensare a una commedia all’italiana: si scelga il corsivo, per scoprire il regalo, storiografico per lo studio dei media, che c’è nelle pagine.

È come se lo statuto valoriale di un progetto di vita fosse stato trascritto in questi capitoli: La sera andavamo a via Veneto. I nomi i luoghi i libri. Giornali di allora. Con Proust sotto il cuscino. Noi ragazzi della via Po. Ci divise il Gattopardo. Il maestro se ne va. Parole chiave di un modo di essere e di praticare la cultura. È semplicemente strepitoso il resoconto. «Non sembri una pennellata di colore quest’insistere sui luoghi di ritrovo di un gruppo: in assenza di strutture organizzative e di legami gerarchici, sono le consuetudini d’incontro a tenere insieme persone le cui affinità elettive non hanno altro modo per dimostrarsi ed esprimersi». L’autore ci racconta anche il dispositivo di legittimazione che scatta tra consumi culturali e stili di vita. «Nel 1960 Fellini fece del Mastroianni protagonista della Dolce Vita un giornalista “impegnato” dalle cui tasche ogni tanto spuntava un “Espresso”: la consacrazione». Ci sono alcuni passaggi che sono una vera antologia di Storia Contemporanea, le precisazioni che si permette l’autore risvegliano il desiderio di pretendere di più dalle realtà editoriali, anche dalla sua. Il primo numero del ”Mondo” uscì il 19 febbraio del 1949, con l’inizio del romanzo a puntate Il bell’Antonio di Vitaliano Brancati. Nel libro sono una forza i nomi che ricorrono, De Benedetti e Pannunzio. Di quest’ultimo racconta il giovane Scalfari di quando domandò a Mario Pannunzio, dopo aver aderito ai modelli del gruppo, perché fosse però così tanto decisivo per loro il riferimento al filosofo Benedetto Croce: «Mario s’era acceso mentre parlava, con una passione intellettuale come non gli accadeva di frequente, quasi che non stesse solo esponendo e analizzando un autore e un sistema, ma mettendo in gioco direttamente se stesso, alcuni suoi comportamenti privati, alcune sue profonde intimità e insomma una verità più riposta di quanto non sia l’adesione ad una proposta filosofica e culturale». Undici convegni e due filoni, è il periodo del “processo alla scuola”, febbraio 1956.

«Tra una riunione e l’altra ciascuno di noi studiava pile di documenti, di relazioni. Di bilanci, di testi, raccoglieva testimonianze, parlava con esperti e con operatori del settore sotto esame». Notti dell’estate romana. «Ne uscivamo stanchi ma con accesa passione, gratificati dal fatto che ci sembrava di aver assolto ad un dovere civico come quello che doveva aver animato i Verri e Beccaria ai tempi del “Caffè” o gli illuministi toscani e napoletani negli anni in cui nei loro cenacoli preparavano le riforme e vedevano spuntare i primi lineamenti della società moderna». Dovrebbe essere adottato come libro di testo. Un libro impegnativo, in cui bisogna fare i conti con la passione e l’attenzione culturale di quelle sere.

Benedetta Cosmi

domenica 26 luglio 2009

ATENEO SAPIENZA N. 9, Estate 2009, è in distribuzione in tutte le facoltà!!

Scaricatelo sul sito!

domenica 24 maggio 2009

E' uscito il nuovo numero!

E' disponibile l'edizione cartacea del nuovo numero di Ateneo Sapienza.
Lo trovate come sempre qui:

- SDC, Via Salaria 113

- Ex Caserma Sani, Via Principe Amedeo 184

Oppure all'interno della città universitaria e delle sedi distaccate nei cestini azzurri.

Il nuovo numero è anche disponibile in .pdf previa registrazione sul sito ufficiale www.ateneosapienza.com


venerdì 27 marzo 2009

Ictus tra i giovani: conoscerlo per prevenirlo

L’ictus, dal latino “colpo”, cioè il danno ad una parte del cervello momentaneamente non irrorata dal sangue, rappresenta la seconda causa di morte e la prima causa di invalidità permanente nel mondo occidentale. Sebbene due terzi dei casi si verifichino sopra i 65 anni è necessario sfatare il luogo comune secondo il quale sono soltanto gli anziani ad essere soggetti a questa malattia; infatti indagini statistiche hanno rilevato che oggi, in Italia, ben 4.200 casi su 200.000 colpiscono individui di età inferiore ai 45 anni. Tra le cause tipiche si possono annoverare il fumo, l’obesità, la sedentarietà, l’errata alimentazione, l’ipertensione e il diabete; tra le cause rare ma diffuse soprattutto nella popolazione giovanile l'abuso di alcool e droghe. E proprio per la prevenzione tra i giovani nel febbraio 2008 è nata l’associazione ALICE Italia Onlus (Associazione per la Lotta all’Ictus Celebrale), composta da studenti, neolaureati e lavoratori, che il 25 e 26 marzo 2009 ha organizzato la seconda “Giornata nazionale di screening e prevenzione contro l’ictus celebrale tra i giovani”. Il “pratone” della Sapienza ha ospitato 2 gazebi per la misurazione gratuita della pressione arteriosa e della glicemia e per la distribuzione di questionari sulla valutazione del rischio di ictus. Sono stati monitorati 728 studenti tra i 18 e i 35 anni, quasi il doppio rispetto all’anno precedente; dunque, come sottolineato dal giovane coordinatore Arturo Consoli, il risultato prefissato di raddoppiare i monitoraggi è stato raggiunto. Sostanzialmente i valori glicemici sono risultati sotto controllo, tranne per qualche piccola eccezione; invece riguardo la consapevolezza, sebbene il 93% abbia sentito parlare di ictus, solo poco più del 40% è in grado di elencarne almeno tre sintomi e saprebbe come comportarsi in una situazione del genere.

E proprio in questo risiede il grande valore di tali iniziative: sensibilizzare a problemi di competenza medica persone che non se ne intendono direttamente, come ricordato da Giovanni Carbotta, organizzatore insieme a Giuseppe Barilaro. Infatti viene spesso sottovalutata l’importanza in ambito sociale dell’operato di tali associazioni che è invece basilare per migliorare la conoscenza e la competenza anche del singolo individuo su fenomeni più che mai attuali dei quali è inconsapevolmente partecipe.

Testimonial dell’iniziativa sono stati tre attori della fiction “Romanzo criminale”, ripresa dall’omonimo libro di Giancarlo De Cataldo, Francesco Montanari(il Libanese), Alessandro Roja (il Dandi) e Daniela Virgilio (Patrizia). Intervistati, e monitorati anch’essi, hanno sottolineato il valore della sensibilizzazione e l’importanza di un approccio diretto con i giovani del quale sono stati promotori. Intervenuto in prima persona anche il rettore Luigi Frati, che ha elogiato l’operato e l’impegno degli studenti della facoltà di medicina, nonché la validità dell’iniziativa che sottolinea il bisogno di comprendere come determinati atteggiamenti comportamentali contribuiscano al mantenimento della salute, mentre altri, al suo deteriorarsi.

Gaia Mutti

Marta Facchini











giovedì 19 marzo 2009

Certo deve fare comodo ai mestieranti della TV una Università dove è difficile socializzare. Assente nelle ore del sogno. Cronaca di Milano, 28 gennaio, quotidiano la Repubblica. Per la forza delle nostre idee, o per un caso di interesse giornalistico ai nostri temi più sentiti, si legge: “Le biblioteche chiudono prima di cena, non si può rimanere oltre la fine delle lezioni, gli studenti chiedono l’apertura serale fino alle 23, studiano in un posto che non contempla lo stare insieme discutendo”. Attenzione questo è un problema serio, lasciamo principalmente alla TV il compito di accogliere i dibattiti, così sceglie i toni e crea i suoi protagonisti. A Bruno Vespa, del 19 gennaio, rispondiamo in coro che è vero: gli studenti di Scienze della Comunicazione non hanno “buoni studi”, se ci potesse cedere quello di Porta a Porta… sapremmo che farne! Il passaggio di consegna poi, sarebbe la sua migliore “trasmissione”. Vogliamo in Italia gli “Starbooks”. Parafrasando la nota catena! dove il caffè è solo una porzione minima di quella esperienza. Sono luoghi di incontro. Starbucks ha rivoluzionato la socialità degli statunitensi. Ha riempito un vuoto, divenuto il terzo posto, quello altro da casa e lavoro, nelle tassonomie degli antropologi, “dove la gente vuole stare da sola ma ha bisogno di compagnia per farlo”. Il vero ingrediente speciale, infondo il televisore per anni ha risposto anche a questo, a modo suo. E la scuola, l’Università, che non “abilitano” alla comunicazione, no.

Benedetta Cosmi