venerdì 27 marzo 2009

Ictus tra i giovani: conoscerlo per prevenirlo

L’ictus, dal latino “colpo”, cioè il danno ad una parte del cervello momentaneamente non irrorata dal sangue, rappresenta la seconda causa di morte e la prima causa di invalidità permanente nel mondo occidentale. Sebbene due terzi dei casi si verifichino sopra i 65 anni è necessario sfatare il luogo comune secondo il quale sono soltanto gli anziani ad essere soggetti a questa malattia; infatti indagini statistiche hanno rilevato che oggi, in Italia, ben 4.200 casi su 200.000 colpiscono individui di età inferiore ai 45 anni. Tra le cause tipiche si possono annoverare il fumo, l’obesità, la sedentarietà, l’errata alimentazione, l’ipertensione e il diabete; tra le cause rare ma diffuse soprattutto nella popolazione giovanile l'abuso di alcool e droghe. E proprio per la prevenzione tra i giovani nel febbraio 2008 è nata l’associazione ALICE Italia Onlus (Associazione per la Lotta all’Ictus Celebrale), composta da studenti, neolaureati e lavoratori, che il 25 e 26 marzo 2009 ha organizzato la seconda “Giornata nazionale di screening e prevenzione contro l’ictus celebrale tra i giovani”. Il “pratone” della Sapienza ha ospitato 2 gazebi per la misurazione gratuita della pressione arteriosa e della glicemia e per la distribuzione di questionari sulla valutazione del rischio di ictus. Sono stati monitorati 728 studenti tra i 18 e i 35 anni, quasi il doppio rispetto all’anno precedente; dunque, come sottolineato dal giovane coordinatore Arturo Consoli, il risultato prefissato di raddoppiare i monitoraggi è stato raggiunto. Sostanzialmente i valori glicemici sono risultati sotto controllo, tranne per qualche piccola eccezione; invece riguardo la consapevolezza, sebbene il 93% abbia sentito parlare di ictus, solo poco più del 40% è in grado di elencarne almeno tre sintomi e saprebbe come comportarsi in una situazione del genere.

E proprio in questo risiede il grande valore di tali iniziative: sensibilizzare a problemi di competenza medica persone che non se ne intendono direttamente, come ricordato da Giovanni Carbotta, organizzatore insieme a Giuseppe Barilaro. Infatti viene spesso sottovalutata l’importanza in ambito sociale dell’operato di tali associazioni che è invece basilare per migliorare la conoscenza e la competenza anche del singolo individuo su fenomeni più che mai attuali dei quali è inconsapevolmente partecipe.

Testimonial dell’iniziativa sono stati tre attori della fiction “Romanzo criminale”, ripresa dall’omonimo libro di Giancarlo De Cataldo, Francesco Montanari(il Libanese), Alessandro Roja (il Dandi) e Daniela Virgilio (Patrizia). Intervistati, e monitorati anch’essi, hanno sottolineato il valore della sensibilizzazione e l’importanza di un approccio diretto con i giovani del quale sono stati promotori. Intervenuto in prima persona anche il rettore Luigi Frati, che ha elogiato l’operato e l’impegno degli studenti della facoltà di medicina, nonché la validità dell’iniziativa che sottolinea il bisogno di comprendere come determinati atteggiamenti comportamentali contribuiscano al mantenimento della salute, mentre altri, al suo deteriorarsi.

Gaia Mutti

Marta Facchini











giovedì 19 marzo 2009

Certo deve fare comodo ai mestieranti della TV una Università dove è difficile socializzare. Assente nelle ore del sogno. Cronaca di Milano, 28 gennaio, quotidiano la Repubblica. Per la forza delle nostre idee, o per un caso di interesse giornalistico ai nostri temi più sentiti, si legge: “Le biblioteche chiudono prima di cena, non si può rimanere oltre la fine delle lezioni, gli studenti chiedono l’apertura serale fino alle 23, studiano in un posto che non contempla lo stare insieme discutendo”. Attenzione questo è un problema serio, lasciamo principalmente alla TV il compito di accogliere i dibattiti, così sceglie i toni e crea i suoi protagonisti. A Bruno Vespa, del 19 gennaio, rispondiamo in coro che è vero: gli studenti di Scienze della Comunicazione non hanno “buoni studi”, se ci potesse cedere quello di Porta a Porta… sapremmo che farne! Il passaggio di consegna poi, sarebbe la sua migliore “trasmissione”. Vogliamo in Italia gli “Starbooks”. Parafrasando la nota catena! dove il caffè è solo una porzione minima di quella esperienza. Sono luoghi di incontro. Starbucks ha rivoluzionato la socialità degli statunitensi. Ha riempito un vuoto, divenuto il terzo posto, quello altro da casa e lavoro, nelle tassonomie degli antropologi, “dove la gente vuole stare da sola ma ha bisogno di compagnia per farlo”. Il vero ingrediente speciale, infondo il televisore per anni ha risposto anche a questo, a modo suo. E la scuola, l’Università, che non “abilitano” alla comunicazione, no.

Benedetta Cosmi

sabato 7 marzo 2009

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